IN RICORDO DI STEFANIA

Il 7 gennaio 2012 è venuta a mancare una delle persone più importanti che hanno contribuito alla mia crescita interiore. E voglio condividere con voi il ricordo di questa splendida persona.

In Ricordo di Stefania Brescancin ho scritto queste righe, spero che riesca a trasmettere la gioia e allo stesso tempo l’emozione nel descrivere una persona così bella, sia dentro che esteticamente.

Ciao Stefania,

voglio scriverti questa dedica pubblica:

A te angelo bello che sei volata in cielo, lasciando una grande eredità, quello di amarci tra noi imparando a non soffermarci sui difetti, ma invece far risaltare i pregi chi ci sta accanto.

A te angelo bello, che sei venuta dal cielo e là ritorni, lasciando di te un ricordo indelebile nei nostri cuori.

A te angelo bello che ci hai fatto capire che le differenze non sono un ostacolo, ma un opportunità.

A te angelo bello che hai amato il tuo lavoro, la tua vita, trasmettendo il valore della fratellanza a tutti coloro che si accostavano a te.

A te che tutti ti ricordiamo come colei che sorrideva sempre con grande sobrietà. Mi manchi tanto, mi mancano le tue parole, i tuoi sorrisi, la tua tranquillità, la tua fede.

Tu che hai svolto il tuo lavoro senza fermarti mai, senza risparmiarti mai e soprattutto senza lamentarti.

Un saluto grande a te che mi hai insegnato a vivere e mi hai imparato anche come si muore con dignità.

Grazie di tutto!!! Tu sarai lo specchio nel quale cercherò ogni giorno di rispecchiarmi. Tu sarai l’esempio che seguirò se voglio essere una portatrice di pace nel mondo che mi circonda!

Io mi sento fortunata, perchè tu hai riempito alcune pagine importanti della mia vita. Oggi ti piango, ma allo stesso tempo grido di gioia, perchè Dio mi ha permesso di vedere con i miei occhi come si può vivere cristianamente oggi!!!

Lorenza Taiti

La Scienza come fede?

La Scienza è un mondo affascinante, però delle volte possono accadere al suo interno dei disguidi molto preoccupanti, come consegnare a questo sapere la parte proponderante della propria esistenza. Tanti ricercatori o scienziati tendono a non farsi una famiglia per paura di distogliere troppo tempo alla propria attività di ricerca.

Oppure, accettano stipendi da fame pur di occuparsi di ricerca, magari accettando di lavorare con orari davvero massacranti. Dal mio punto di vista ciò non è proprio edificante!!! Ricordo ancora che quando studiavo chimica un professore ci disse che la scienza richiede la vita rinunciando a tutto. Questa affermazione si è sempre riproposta nella vita, ma la mia risposta è stata sempre la stessa: non riesco a vedere una vita senza avere un mio figlio e una mia famiglia. Perché credo che un figlio sia una benedizione nella propria vita!!!! Per fortuna che molti scienziati la pansano come me!!!!!

Per molti non addetti ai lavori pensano che la scienza può spiegare tutto ciò che ci circonda, ma ciò si sa che non corrisponde proprio al vero. In quanto la scienza progredisce perché nascono sempre nuovi interrogativi risolti i primi ne sorgono sempre nuovi così da creare continuamente nuovi confini da raggiungere. Perché la mente di uno scienziato cerca comunque di dare più risposte possibili alle esigenze di ogni epoca, ma purtroppo non sempre ci riesce. Certo la conoscenza negli ultimi anni sta facendo dei passi da giganti, ma ancora si muore di tumore, non sappiamo come è nato il mondo e così un po’ in tutte le sue branche. Ciò significa che la scienza è continuamente in evoluzione.

Secondo il mio punto di vista è  molto importate dare alla scienza il giusto ruolo e cioè,  un mezzo per andare avanti per risolvere più interrogativi possibili, ma allo stesso tempo non pensare che questo ramo del sapere possa darci tutte le risposte della nostra vita perché niente può sostituirsi al proprio percorso di esistenza.

Lorenza Taiti

 

Osservazioni sulle università straniere

Tra le prime 100 università più importanti del mondo non compare nessuna università italiana e ciò mi duole molto. Tra le prime 600 compaino soltanto 22 università italiane. Ciò esprime che abbiamo bisogno di riforme anche in questo ambito, così da rendere più competitivo il nostro sistema d’istruzione nel mondo.

Comunque, credo che, nonostante le classifiche che sicuramente non ci premiano. Dobbiamo anche vedere gli aspetti positi, ma allo stesso tempo farci un auto critica per migliorare il prodotto culturale da donare ai nostri giovani. Poi si sà, più alto è il grado dell’istruzione, più il nostro paese potrà diventare competitivo in ambito internazionale.

Tornando all’osservazione che stavo facendo analizzando le 100 università migliori del mondo, si scopre che molti dei professori che vi insegnano sono italiani o di origini italiane,  anche molti ricercatori sono di origine nostrane. Con ciò mi vengono in mente tanti quesiti. Uno è senza dubbio questo, ma perché molti dei nostri cervelli vanno all’estero portando ricchezza, prosperita e qualità nelle università e nei sistemi economici esteri? Senza dubbio, il segreto è osservando i trattamenti economici e gli investimenti che sono vigenti in Italia, ci rendiamo conto il perché i nostri giovani scappano all’estero. Secondo problema  molto forte nel nostro paese è il clientelismo, baronismo e tutta la corruzione.

Ma nonostante questo abbiamo anche strutture e professori che formano culturalmente giovani capaci di riuscire a distinguersi, per preparazione, in paesi lontani e riescono a fornire ricchezza economica e scientifica nelle nazioni che gli ospitano. Allora con questa analisi si nota che non tutto ciò che viene costruito nel nostro paese  è male, ma soltanto non viene valorizzato. Quindi si può affermare che nonostante tutto c’è un paese che produce esi impegna per il riscatto della nostra società scientifico- culturale.  

Fino ad oggi le scelte politiche non hanno risolto il problema, anzi lo hanno accentuato perché tutt’ora i nostri cervelli vanno fuori, anzi pare addirittura che si sia accentuato questo problema dopo le ultime approvazioni legislative.  Sperando in una seria politica di investimenti scientifici vi lascio al prossimo post.

Lorenza Taiti

Clima: avremo il riscaldamento globale?

Il clima si sta riscaldando sì o no? Stiamo andando incontro ad un riscaldamento globale oppure no? Ci aspetta una nuova era glaciale? Quante domande ci si può porre quando si parla di clima!!!

Negli ultimi giorni sto leggendo molti articoli su questo argomento per cercare di capire come sarà il futuro che ci aspetta. Come sempre, sono caduta in una serie di notizie, una l’inversa dell’altra che purtroppo, invece di schiarirmi le idee, oggi sono un po’ più confusa di prima. Comunque, cercherò di  descrivervi in poco tempo le nozioni sicure che sono riuscita a percepire.

Primo, che quando si tratta di clima si entra, a differenza di quanti molti pensano, in un campo davvero complicato. In quanto ci sono molte varianti, riguardanti le previsioni meteorologiche a breve periodo, a quelle sullo studio del clima. Senza pensare alle ricerche che sono rivolte a scoprire, o meglio, capire i cambiamenti del nostro pianeta in ambito climatico in un lontano futuro; su questo argomento ci sono in ballo diverse teorie molto interessanti.

Secondo, l’energia in gioco nell’atmosfera è molto superiore a quella di pochi anni fa e per questo sta avvenendo una tropicalizzazione del nostro clima. Infatti, gli eventi climatici che si stanno verificando negli ultimi tempi sono un po’ fuori norma dal nostro clima abituale!!!

Sono aumentate sia i centimetri d’acqua precipitata sul suolo e sia la neve caduta, infatti si sono aperte in anticipo le prime piste sciistiche.

Dall’altra parte pare ci sia una diminuzione dei ghiacciai perenni sulle alpi.

Da qui inizia la nota dolente e cioè, i ghiacciai dei poli si stanno allungando o tendono a diminuire? Un giorno leggo, che si sono vertiginosamente allungate e quello seguente che sono diminuite. In seguito ho capito ascoltando e leggendo alcuni articoli provenienti da fonti attendibili, che le loro dimensioni sono in continuo cambiamento, perché i ghiacci sono molto sensibili ai cambiamenti climatici. Quindi se per un mese la media climatica diminuisce, allora i ghiacciai aumentano, se avviene il senso contrario allora i ghiacciai tendono a diminuire.

Ho letto che secondo alcuni esperti in futuro andremo incontro ad una nuova era glaciale, ciò avverrà fra 10.000 o 100.000 anni circa.

Ma con questa affermazione non si va contro le teorie più comuni e cioè il surriscaldamento globale con l’aumento della desertificazione?

Comunque per capirne di più, ho pensato di scomodare un metereologo, per darci delle spiegazioni e quindi fare chiarezza su ciò potrà accadere in futuro sul nostro pianeta nell’ambito climatico. L’intervista la pubblicherò in seguito.

Lorenza Taiti

Osservazioni importanti

Per ora mi sto accingendo a fare un panorama della chimica. Questa panoramica sto cercando di renderla più semplice e comprensibile possibile, in quanto credo che non debba fornire lezioni universitarie.

Ma il compito di questo blog è semplicemente dare una informazione generale o in alcuni casi, lasciatemi la possibilità di affrontare piccoli approfondimenti di alcuni argomenti di fisica, chimica, scienza e tecnologia dei materiali e  di robotica.

Molti di noi cercano risposte a domande importanti (nella loro vita), ma che con la scienza non hanno nulla a che fare. Perché la scienza descrive fatti, eventi, ma sempre riguardanti gli eventi naturali.

Chi si occupa di scienza è un eterno scolaro che come maestra ha la natura che ogni giorno propone nuovi interrogativi. Il ricercatore non crea niente, ma usa semplicemente ciò che la natura le insegna per poter progredire nei diversi ambiti. Questa è una mia teoria per semplificare il lavoro di coloro che si occupano di scienza.

Nel resto del mondo chi si occupa di ricerca viene considerato un privilegiato perché, a mio avviso, ha un contatto profondo con il mondo che lo circonda. Ciò può riguardare sia le macrodimensioni come: l’astronomia, l’etologia, le scienze forestali, agrarie ed altre, sia il micromondo: scienza dei materiali, la chimica, alcuni ambiti della biologia ed altri ambiti del sapere scientifico, ma tutte sono importanti per la crescita di un popolo e dell’economia nel tempo.

Solo in Italia chi si occupa di ricerca non è riconosciuto per gli sforzi che fa (basta guardare gli stipendi dei giovani ricercatori e i contratti che hanno). Poi ci si lamenta che i cervelli scappano all’estero!!! E che le facoltà scientifiche sono vuote!!!!

Lorenza Taiti

La ricerca può aiutare il nostro paese

Nel mondo si sta vivendo un periodo molto particolare, causato dalla recessione in corso negli Stati Uniti d’America. Questo evento in America è stato causato dai mutui e gli interessi esorbitanti, praticati verso persone che non avevano tanta disponibilità pecuniaria. Questo evento sta investendo tuto il mondo; infatti l’Europa ha dovuto rivedere i tassi di crescita del nuovo anno.

Molti analisti pensano che la crisi che stiamo vivendo in questo periodo eguaglierà se non sarà peggiore di quella famosa del 1929. Ricordiamo anche che per gli analisti ancora non è arrivato l’effetto di questo malessere finanziario in Italia e in Europa.

L’Economia vigente possiamo quasi definirla Americacentrica. L’Europa dipende così tanto dall’America che molti adetti ai lavori hanno usano fare questo accostamento tra la medicina e la finanza internazionale: se gli Stati Uniti sono afflitti da un raffreddore l’Europa è affetta da un influenza. 

Allora che fare, rassegnarsi ad attendere gli eventi, oppure cercare dei metodi per tamponare gli effetti? Senza dubbio possiamo affermare che ci sono delle soluzioni: primo, dare una classe politica più stabile e facilitata a prendere decisioni, secondo, snellire la burocrazia così da rendere più facilitata ogni operazione da svolgere, terzo, fare politiche serie per sviluppare la ricerca e migliorare la tecnologia vigente così che i nostro prodotti siano scelti per la qualità. Quindi puntare e trattare meglio i nostri ricercatori, pagandoli con uno stipendio adeguato, cercare di dargli le strumentazioni adatte per svolgere il proprio lavoro e anche snellire la burocrazia.

Attuando queste politiche, con l’aumento dello stipendio dei lavorativi e una lotta contro evasione fiscale così che non vengano tartassate sempre le persone oneste e i lavoratori dipendenti.

Lorenza Taiti

La Ricerca in Italia

 L’Italia sta affrontando una serie di difficoltà molto gravi in ambito economico, e non solo in quanto si è di fronte ad una situazione di sviluppo molto precaria. La società corre, ed ha bisogno di nuove risposte e quindi oltre ai problemi decennali come la disoccupazione che specie in alcune aree del nostro paese, sempre le stesse, ha raggiunto limiti drammatici,  si sommano problematiche nuove come l’approvvigionamento energetico che se pur sempre presente negli anni, ha raggiunto dei livelli di massimo allarme nei mesi scorsi quando si è registrato il caro petrolio. Ma uno degli enigmi più grandi ai quali si deve trovare una valida risposta è quello di rendere  l’economia della nostra nazione più competitiva a livello internazionale, ma ciò può avvenire soltanto investendo in maniera seria e permanente sulla ricerca e questo deve essere attuato soprattutto da parte delle aziende, così da migliorare sempre di più il proprio prodotto.

    Di conseguenza il miglioramento della nostra economia, può avvenire solo con un coordinamento tra il mondo della ricerca e quello aziendale così da assumere nuovi ricercatori. Il presidente della confindustria di Caserta, nell’ambito del comparto calzaturiero ha  richiesto un aiuto per poter resistere alla concorrenza soprattutto cinese che viene considerata non molto leale. I prodotti cinesi sono inferiori sia qualitativamente che come costo ai nostri, ma la maggior parte della clientela si riversa a causa della crisi economica che si sta vivendo su questi tipi di prodotti di importazione.

   Un altro fenomeno sempre più presente col ruolo di nemico nella nostra economia, è la contraffazione che soprattutto nel commercio del vestiario sta creando sempre più problemi alle aziende.

    Secondo alcuni eminenti studiosi esaminando il mercato internazionale si può affermare che solo creando una forte unione tra l’ambiente universitario per la formazione di ricercatori, e le aziende produttrici si può affrontare questi problemi causati dall’economia moderna. Secondo questi esperti, si deve dare sempre maggiore possibilità per aiutare a costruire giovani sempre più preparati così da dare inizio ad una nuova era per la nostra nazione con l’intento di far aumentare l’apprezzamento all’estero per il nostro made in Italy. Altro passo importante per migliorare la nostra economia è quella di bloccare con giusti incentivi e riconoscimenti la diaspora delle nostre menti che se pur formate dalle nostre università, a causa della mancanza totale di prospettive sono costretti ad andarsene in giro per il mondo e quindi a farli contribuire all’arricchimento di altri nazioni. Quindi la strada obbligata per avere un futuro migliore della nostra economia al di là degli artefici che ogni governo ormai da decenni si deve inventare per coprire buchi sempre più grandi, è quello di creare un ambiente favorevole alla ricerca che non solo permetta di interrompere la fuga dei cervelli, ma che permetta di far rientrare nel nostro paese quelli che se ne sono andati così da rendere il nostro prodotto all’estero sempre più attraente e competitivo.

    L’Europa dal canto suo sta facendo molti interventi per far sì che non ci sentiamo soli ed infatti si sta impegnando seriamente a mettere più prodotti D.O.C. possibili made in Italy nel mercato mondiale. Anche a questo serve l’Europa unita, no?

Lorenza Taiti

GIOVANI RICERCATORI: pagati male, ma amanti del loro lavoro

     La ricerca in Italia soffre di diverse malattie, tra queste senza dubbio è l’abbandono ormai da anni  di politiche serie ed incisive da parte dello stato. L’esistenza del fenomeno del “baronismo” all’interno delle strutture di ricerca, ed essendo già un annoso problema, invece di essere bloccato sta dilagando all’interno della struttura universitaria.

    Per chi ha la “fortuna” di entrare a lavorare all’interno dell’università purtroppo gli aspettano soltanto contratti a termine con orari di lavoro davvero estenuanti, ma con una retribuzione bassa. E non è tutto, in quanto la possibilità di carriera è davvero flebile se non nulla e questa situazione di precarietà purtroppo tende a perdurare per numerosi anni.

     Le retribuzioni partono da meno di 1000€ e solo chi è fortunato raggiunge le fatidiche 1000€. E questo fa sì che i giovani assunti si trovino preclusi nella loro realizzazione extra-lavorativa. Per cui la possibilità negata per molti giovani di avere una famiglia a causa dell’insicurezza economica e la paura di mettere al mondo dei figli fanno sì che in essi si crei un forte senso di frostrazione, ma d’altro canto i nostri giovani ricercatori sono da apprezzare moltissimo perché, da un sondaggio risulta che nonostante la presenza degli orari lavorativi estenuanti e di una retribuzione bassa con poche prospettive di un miglioramento futuro, non rinuncerebbero mai alla scelta fatta per amore del sapere. Ma questo non deve rappresentare un alibi per la classe dirigente che anzi, dovrebbe iniziare da qui ad operare nuove politiche per la riqualificazione degli stipendi, delle tipologie di contratti e di tutto quello che concerne la possibilità di fare carriera così da ottenere il duplice risultato: il primo è quello di un il trattamento economico migliore per i nostri ricercatori e dall’altra  la possibilità di far svolgere loro una carriera così da uscire dalla situazione di stagnazione odierna.

   Per molti analisti l’università necessità di un rinnovo generazionale, ma per altri non è necessario un cambio in tal senso, ma bensì il creare la possibilità di nuovi spazi ed un maggiore confronto tra le esigenze degli uni e quelle degli altri, è inoltre auspicabile un maggior scambio di notizie, di esperienze insomma non più una scienza in mano a pochi che si basa sull’utilizzo-sfruttamento di molta manovalanza, ma un mondo universitario più aperto al confronto tra le sue componenti interne.

Lorenza Taiti