Considerazioni sul clima. Parte II: Intervista Integrale. Terza Parte

L: Oggi la ricerca tende sempre più ad essere sofisticata e molto spesso le nanotecnologie, o le nuove tecnologie corrono in soccorso anche della scienza: a che punto innovativo siamo presenti in questo campo? Ho sentito che hanno trovato un nuovo metodo matematico per dare ancora maggiori informazioni  e rendere i giorni nelle quali le previsioni meteorologiche sono attendibili, più numerosi. Quindi, invece di uno o due successivi a quello dato se ne sono aggiunti almeno altri due. Per lei è attendibile questo metodo, è ancora sperimentale, oppure è meglio accontentarci dei metodi e delle tecnologie di già rodate?

 

T: Credo che il dialogo tra scienza e tecnica sia non solo doveroso, ma addirittura necessario per il miglioramento e l’approfondimento delle conoscenze per il genere umano, conoscenze utilizzabili per il miglioramento delle condizioni generali della vita per ogni essere vivente.

Se noi vediamo nel corso della storia, spesso fra la tecnica e le varie branche della scienza, spesso le differenze tra le  due parti dello scibile umano non erano neanche facilmente individuabili. Poi man mano che le conoscenze e le applicazioni cominciarono a svilupparsi ciò che era considerato un tutt’uno cominciò a divergere sempre di più e questa divaricazione non era presente e si acutizzava solo tra scienza ed ingegneria, ma anche tra le diverse branche della tecnica e le diverse branche della scienza. Fino ad arrivare a vere e proprie dispute tra i diversi rami della conoscenza che guardandole con il senno di poi, non hanno assolutamente agevolato ed anzi, è facile asserire che hanno frenato il cammino della conoscenza verso l’ignoto.

Oggi il quadro è molto mutato. Infatti ci si è resi conto che il dialogo tra i diversi rami del sapere è sicuramente più fruttuoso di sterili diatribe, e il grado di collaborazione tra le diverse discipline è di gran lunga aumentato. Infatti oggi è facile trovare dei team di ricerca che al loro interno hanno conoscenze trasversali. Elemento questo che fino a non molti anni fa, era veramente raro trovare.

Per quel che concerne più strettamente la meteorologia che come si sa è una scienza derivata perché in essa confluiscono vari saperi, sta ottenendo varie spinte migliorative dai progressi che si stanno ottenendo in diversi rami sia della scienza che della tecnica.

Ora farò un breve escursus.

          Grande spinta al miglioramento della prognosi meteorologica si ha dall’enorme mole di progressi che si stanno vivendo nell’informatica, ed in particolar modo nell’ingegneria informatica, grazie alla quale è possibile, con l’avvento e con l’affinamento tecnologico dei supercalcolatori il trattamento di un numero sempre più cospicuo di dati.

          Altra grande spinta al miglioramento della meteorologia si ha dall’affinamento della tecnologia satellitare in generale e del rilevamento in particolare che permettono di ottenere una quantità di dati, di gran lunga maggiore e di gran lunga più precisi rispetto solo a pochi anni fa. E questo porta come logica conseguenza ad avere meno deficienze nel reticolato di rilevazione e di conseguenza, partendo da una conoscenza più approfondita di una condizione di partenza è possibile prevedere con più precisione le dinamiche meteorologiche  nel loro divenire.

          E proprio in riferimento alla domanda, vi è un forte miglioramento della modellistica matematica associata alla meteorologia.

L’affinamento dei modelli matematici associati alla meteorologia, stanno ottenendo negli ultimi anni un grande sviluppo. E sempre in riferimento alla sua domanda vi è da fare una doverosa precisazione…

Ho saputo anche io che sta girando questa notizia secondo cui, ci sono dei modelli matematici associati alla meteorologia che permettono di fare una prognosi di 5 giorni. Notizia che ha fatto scalpore tra la popolazione ed ha avuto un’ampia risonanza. Ma qui non per raffreddare gli entusiasmi, ma spinto da un minimo di realismo e di razionalità scientifica devo fare una precisazione. Non è da ora che i modelli meteorologici tentano e sottolineo tentano,  di dare  una risposta all’allungamento della validità temporale delle previsioni. Vi sono modelli che arrivano a prevedere un ipotetico scenario meteorologico a 7 giorni o anche di più. Quindi il problema non risiede tanto in questo, quanto sul fatto che le leggi che regolano l’andamento caotico della nostra troposfera sono di tipo non deterministico, per cui  vi sarà sempre un margine di errore più o meno grande e non solo. Man mano che ci si allontana dal momento dell’osservazione t entra in gioco la probabilità di errore della previsione meteorologica che continua ad aumentare con l’aumento della distanza di tempo. Quindi il “gioco” sta nel diminuire la probabilità di errore man mano che i giorni passano, dal momento in cui è stata effettuata l’osservazione e quindi la previsione.  Errore del resto mai eliminabile.

Ad oggi la modellistica matematica ci permette di ottenere errori trascurabili nei due giorni successivi all’effettuazione della previsione, ci permette di ottenere errori accettabili nel successivo terzo giorno, mentre per il momento dal quarto giorno in poi, il margine di errore è ancora troppo grande per considerare una previsione accettabile, al massimo si può intravedere una tendenza.

Spesso dai mass media rimbalzano notizie su previsioni riguardanti il comportamento meteorologico di intere stagioni. Che hanno valore di veri e propri tiri di  giochi a lotto ed infatti vengono puntualmente smentiti dalla realtà… Per fare un esempio: L’inverno di quest’anno doveva essere un inverno mite per la nostra nazione ed invece è sotto gli occhi di tutti, ciò che stiamo vivendo.

L: Osservando la televisione, a mio avviso, sembra che ci sia una campagna mediatica di banalizzazione sull’importanza della previsioni del tempo e sul mestiere del metereologo. Non sapendo che invece questo è un lavoro duro che s’imbatte ogni giorno sullo studio della matematica probabilistica, sapendo che per ogni previsione ci sono molte incognite che possono rendere attendibili oppure no il vostro lavoro. Vorrei che lei ci facesse più chiarezza nel mondo delle previsioni e ci raccontasse le difficoltà che ogni giorno dovete affrontare per dare questo servizio alla società?

 

T: Sì, è vero! Concordo sul fatto che i mass media tendono a dare uno spazio molto riduttivo e di conseguenza un ruolo molto limitato alla meteorologia. Di solito il trafiletto sulla meteorologia nei quotidiani, si trova immediatamente prima o subito dopo l’ampio spazio dedicato all’oroscopo. E quindi questo rende nell’immaginario collettivo un’idea a dir poco semplicistica del difficilissimo sapere meteorologico che posso asserire tranquillamente, rappresenta una delle frontiere più complesse del sapere umano.

Le difficoltà che noi affrontiamo nell’effettuare una previsione degna di questo nome, verte su molti elementi che possono essere però riconducibili a due fattori di cui ho fatto già accenno prima. Uno è la gestione dei dati di partenza e l’altro è la caoticità che regola la troposfera. Questa caoticità fa si che le leggi che governano la prognosi meteorologica siano di tipo probabilistico.

Per cui, se da un lato la meteorologia è in grado di darti grandi soddisfazioni, dall’altro è anche in grado di offrirti cocenti delusioni, andamento questo che si può susseguire anche in un breve arco di tempo.

A parer mio la scienza meteorologica è in grado di insegnarti tante cose anche per la vita di tutti i giorni, e del rapporto fra l’uomo e la scienza. Mi spiego meglio:

l’andamento che le previsioni meteorologiche hanno sono in grado di darti delle ebrezze indescrivibili quando, effettuando una previsione e confrontandola con la realtà, vedi che questa è coincidente. E questo dimostra che con gli strumenti che tu hai sei riuscito a prevedere un comportamento atmosferico che nella sua complessità  ti sembra così difficile da interpretare. Dall’altro alle volte quando tutto sembra più facile, devi constatare con stupore che la previsione ha fatto fiasco. E di conseguenza ti trovi di fronte ad una cocente delusione professionale. 

E questo andamento ti permette  di capire quanto la scienza è andata avanti e quanto invece resta ancora da fare e quindi questo, non fa altro che capire che l’atteggiamento giusto di fronte alla natura e con gli altri non può che essere un atteggiamento di umile rispetto. E non certo quello di chi sa le cose e può dominare il mondo e la scienza. Perché io posso fare miei i concetti che la scienza durante i secoli che con tanti sacrifici e fallimenti ha acquisito. Mentre non posso far altro che guardare con occhio indagatore ciò che mi si pone davanti e al quale ancora non è stato possibile dare una risposta.

Lorenza Taiti

Considerazioni sul clima II Parte: Intervista integrale. Seconda parte

L: Il boco dell’ozono è un effetto naturale, che può danneggiare l’uomo e il clima? Oppure è un effetto non naturale che provocato dall’uomo,se non tenuto sottocontrollo può far male al pianeta intero?

 

T: Il buco dell’ozono è un fenomeno atmosferico dovuto alla meschina attività umana, la quale non curante di niente si è dedicata negli anni passati ad emanare in atmosfera gas come i CFC (Cloro Fluoro Carburi), che sono risultati essere dei veri assassini dell’ozono. Questi gas nocivi, hanno creato ed hanno teso ad ampliare il buco nell’ozono. 

Ad oggi la situazione del buco dell’ozono, con la messa al bando dei CFC è migliorata molto. Se si continuerà con questi progressi, si può sperare che il fenomeno atmosferico oggetto della domanda sia relegato, come una brutta pagina del progresso umano nei libri di storia…

L: In che stato sta la salute del nostro pianeta? E il clima come sta variando?

 

T: Domanda da un milione di dollari se a questi quesiti vogliamo dare una risposta non superficiale. Mi spiego meglio. Sarebbe facile per me rispondere dicendo che il mondo già surriscaldato, va incontro ad un surriscaldamento maggiore che in media cresce di 2 – 3°C a decennio. E che quindi saremmo se continuiamo così, destinati ad un mondo dove avremo grossi problemi. Ma questo sito e soprattutto i lettori che visitano questo sito, non si meritano una risposta così riduttiva.

In realtà la situazione che si presenta ad un’attenta analisi scientifica è più complessa e con molte meno certezze  di quanto sembri.

     Guardando i dati in possesso della climatologia, si nota subito che dagli anni 80 in poi vi è stata una impennata delle temperature medie e quindi erano dei dati che davano come unica conseguenza la sicurezza che il nostro pianeta stava andando verso un riscaldamento sempre più marcato. Ma le domande qui già nascono numerose e spontanee. Che possono essere riassunte in questo modo:

-Che ruolo ha nel riscaldamento globale l’uomo?

-Questo riscaldamento è dovuto all’uomo o ai fenomeni naturali, visto che variazioni climatiche nel nostro pianeta si sono sempre registrate?

-E se vi sono più ragioni di questo riscaldamento, quante di queste sono dovute all’uomo e quante alla natura?

Sicuramente visto l’impennata delle temperature medie che si sono registrate nel nostro pianeta, soprattutto se si pensa in che breve lasso di tempo si sono verificate, fanno pensare ad un massiccio intervento umano visto che se tali cambiamenti fossero dovuti solo a cause naturali, esse avrebbero impiegato un intervallo di tempo molto più lungo per giungere ai livelli di oggi.

Quindi questo ci autorizza a pensare che sicuramente nei calcoli della progressione dei valori medi della temperatura, siamo di fronte ad una variabile che prima non era mai stata presente nelle variazioni climatiche sulla terra. Per logica conseguenza questa variabile è rappresentata dall’uomo e quindi si è giunti ad asserire con certezza che l’uomo gioca un ruolo attivo e negativo in questa evoluzione. Ma esattamente quantificare questo ruolo, la scienza al momento non è in grado di farlo.

Per spiegarmi meglio è facile effettuare il calcolo di CO2 o di altri materiali altrettanto se non più nocivi, espressi in tonnellate vengono immesse dalle attività umane in atmosfera. E’ relativamente facile censire e quindi calcolare gli ettari di foresta abbattute nel mondo. Ma non è altrettanto facile calcolare quanto questi eventi dannosi, inseriti nella complessa dinamica atmosferica, possono quantificarsi in °C. Se poi a questo quadro già complesso ci aggiungiamo le ultime scoperte avvenute in questo campo che come al solito non fanno altro che proporre nuovi interrogativi. Faccio un esempio:

Si è scoperto che le “emissioni geologiche” che nel quadro del fenomeno dell’effetto serra non erano mai state considerate, perché ritenute quantità insignificanti e quindi trascurabili. Per quanto riguarda il metano il propano e l’etano. Si è scoperto di recente che insignificanti non sono assolutamente, per cui considerevoli quantitativi espressi in tonnellate di questi gas, la cui presenza notata in atmosfera era ritenuta prodotto per lo più dall’uomo, si è scoperto che invece una larga fetta di questi è prodotto dalla natura stessa. Per cui si sono dovute rivedere parecchie teorie sulle emissioni. E questo per fare un semplice esempio…

A complicare ulteriormente il quadro vi è il fatto che negli ultimi due anni l’aumento delle temperature non è più così univoco, e questo perché? Anche qui le risposte sono divergenti. C’è chi dice che è colpa delle macchie solari, c’è chi dice che ciò è dovuto al raffreddamento anomalo delle acque superficiali dell’Atlantico e così via… Fatto sta che se guardiamo le medie registrate negli ultimi due anni in diversi luoghi del nostro pianeta e le compariamo in maniera razionale ed intelligente, esse ci danno un quadro non uniforme di un andamento medio tendente al basso. Ora la domanda è: questa situazione che appare migliorata dal punto di vista climatico è un fuoco di paglia oppure si protrarrà nel tempo? Non credo che esista scienziato al mondo che sappia rispondere a questa domanda. O almeno credo che ognuno abbia una sua risposta, difficile comunque da supportare su basi scientifiche. A mio parere credo che nel nostro pianeta si stia vivendo un momento di transizione, dove l’essere umano dovrà giocare non un ruolo da muto spettatore ed osservatore degli eventi, ma un ruolo da protagonista. E’ come se il nostro pianeta ci sta dando una prova d’appello al quale nessuno di noi può e deve sottrarsi.

Comunque io vedo il futuro con tanta speranza, perché noto segnali rilevanti positivi in tal senso. Ed ho tanta fiducia nell’uomo e nelle sue capacità, in quanto la storia ci insegna che è vero che l’essere umano è riuscito a rovinare parecchie potenzialità, ma è pur vero che proprio quando la situazione si è fatta stringente l’uomo è riuscito a risorgere.

 

L: L’effetto serra che proporzioni ha raggiunto? Quali sono proporzionalmente i materiali più dannosi per la nostra atmosfera? Cosa si potrebbe fare per migliorare questo effetto degenerante per la nostra salute e per salvare Gaia?

 

T: Credo che a parte di queste domande ho già risposto precedentemente, per cui mi soffermo in particolare sul quesito che annovera quali sono i materiali più dannosi per la nostra atmosfera.

In primo luogo segnalerei  la regina dell’effetto serra. La CO2 chiamata anidride carbonica.

Non meno dannoso è il monossido di carbonio la cui formula chimica è CO. Prodotto da fenomeni di combustione incompleti dovuti alla insufficiente ossigenazione, per fare un esempio quello che avviene nella combustione interna di una macchina a benzina.

Un’altra sostanza degna di nota è il metano la cui formula chimica è CH4. Con i suoi derivati che sono l’etano ed il propano. Basterebbe, per diminuire notevolmente i quantitativi di queste sostanze emesse in atmosfera, per la parte che dipende dall’uomo, migliorare le tecniche di smaltimento dei rifiuti.

Abbiamo poi un’altra sostanza non meno dannosa che si chiama protossido di azoto, la cui formula chimica è N2O, sostanza che si forma dalla combustione di materiale organico  e dai fertilizzanti azotati.

Abbiamo poi  l’ossido di azoto ed in particolare il monossido di azoto, la cui formula chimica è NO ed il diossido di azoto NO2 le cui alte concentrazioni in atmosfera sono deleterie non solo per l’effetto serra, ma anche per il famoso fenomeno delle pioggie acide che soprattutto nel recente passato hanno resa dura la vita alle foreste del Centro e del Nord Europa oltre che in alcune aree degli Stati Uniti.

E sul campo delle pioggie acide vi sono da menzionare gli ossidi di zolfo ed in particolare il biossido di zolfo la cui formula chimica è SO2 ed il triossido di zolfo SO3.

Altre sostanze inquinanti che rendono problematica la situazione anche se indirettamente, in quanto operanti negativamente tramite processi fotochimici sono i composti organici volatili i COV e gli ossidanti fotochimici in particolare gli aldeidi, la formaldeide, i chetoni e l’acroleina.

Sicuramente sono queste le principali sostanze che più creano o possono creare problemi all’uomo tramite la loro presenza in atmosfera.

Come terza parte della domanda vorrei trattare uno fra i principali comportamenti umani che concorrono all’effetto serra: oltre alle emissioni che l’uomo introduce direttamente in atmosfera vi è un’azione indiretta che è altrettanto dannosa se non di più e cioè il disboscamento. Questa è una pratica che è vero che non è direttamente inquinante se non praticato con gli incendi. Ma è sicuramente deleterio, perché le piante ed in particolar modo gli alberi sono in grado tramite il loro processo fotosintetico di assorbire l’anidride carbonica e produrre ossigeno. E loro sono gli unici esseri viventi in grado di fare ciò. Per cui tagliare gli alberi equivale a ridurre la capacità di metabolizzazione di questo gas da parte del nostro pianeta.

Mi spiego meglio. Se in una determinata area geografica vengono  prodotte ed emesse  20 t di CO2 ed in quella zona vengono tagliati due alberi in grado di trasformare per i loro processi fotosintetici 5 t di CO2 significa che al netto di questa azione deturpativa, la presenza di anidride carbonica  in quella sezione di atmosfera equivale a 20t. Se invece i due alberi non fossero stati abbattuti la quantità al netto di CO2 sarebbe di 15 t e quindi da questo esempio si capisce quanto è importante l’azione negativa del disboscamento nell’economia atmosferica.  

Lorenza Taiti

La Miniaturizzazione

La miniaturizzazione è una tendenza sin dai tempi antichi di rendere qualsiasi oggetto sempre più piccolo. Questa mania, ma per molti campi lavorativi sono una necessità, i continui avanzamenti e potenziamenti sono attuati nei  tempi moderni dalla tecnologia, nei campi: dei dispositivi ottici, dei dispositivi meccanici e per quelli elettronici.

Le ultime conoscenze a livello atomico, hanno permesso alle nanotecnologie di fare  passi da giganti verso la velocissima corsa alla miniaturizzazione. Questa pratica ha un continuo incentivo economico e sta raggiungendo, un importanza sempre maggiore anche nel mercato mondiale; infatti, molte delle aziende che hanno puntato in queste tecnologie stanno soffrendo meno la crisi economica.

Lorenza Taiti

Considerazioni sul clima. Parte II: Intervista Integrale. Prima Parte

Oggi abbiamo incontrato Tiziano Taiti un meteorologo che collabora con il centro C.M.R. di Roma, iscritto All’associazione Società Meteorologica Italiana. Ed ha anche un blog professionale molto interessante il cui indirizzo è: http://geoscienza.myblog.it/ . Sito che tratta molti argomenti che riguardano l’affascinante branca del sapere quale è scienza della terra.

Da qui l’esigenza d’incontrare Tiziano T. per farci dare dei chiarimenti sugli argomenti riguardanti le scienze della terra.

L: Ringraziondola della sua disponibilità a rispondere a delle domande che ormai, credo, per la maggior parte degli individui, sia importante fare chiarezza, in quanto a mio avviso, ci sono molte lacune informative che oggi ci attanagliano. Tanto per iniziare vorrei sapere quanto sta cambiando il clima? Secondo i meteorologi si sta riscaldando,  oppure ci stiamo avviando verso una nuova era glaciale?

T: Questa domanda la reputo molto pertinente e per poter rispondere agli argomenti richiesti devo innanzitutto dire che, come rappresentante del mondo scientifico, non vi è una risposta univoca. I modelli di previsione climatica che la scienza ha oggi a disposizione non risultano essere sufficienti per rispondere alle domande che attanagliano il mondo e che lei giustamente si fa voce.

Dal punto di vista ufficiale vi sono  pareri molto divergenti sull’analisi dei dati climatologici che però possono essere ricondotti a due grandi correnti:

          Da una parte vi sono coloro che dicono che il nostro globo terrestre si sta sempre più riscaldando e questo sta provocando degli scompensi nei diversi ecosistemi, tali da poter portare nel tempo alla totale fusione dei ghiacciai presenti nel nostro pianeta.

          Dall’altra vi sono coloro che visto le ultime tendenze climatiche, sono propensi a pensare che dal punto di vista climatico il nostro   pianeta si sta difendendo bene dall’innegabile ingerenza umana, per cui  è vero che la terra si sta riscaldando, ma per effetto di dinamiche normali e non forzate da un ipotetico effetto antropico.

Vi sono stati scienziati che addirittura, ultimamente hanno rivisto i modelli cliamtologici, molto al ribasso addirittura ipotizzando di trovarsi alle soglie di una nuova era glaciale.

Io, dal mio canto mi attesto su posizioni diverse. E’ vero secondo me, che vi sono dati climatici che attestano credo innegabilmente che il nostro pianeta stia andando verso un riscaldamento globale, molto del quale è provocato dall’uomo, anche se la scienza al momento non è in grado di quantificare effettivamente tale azione innegabilmente negativa. Ma è d’altro canto vero, che nel mondo si sta da qualche tempo sviluppando una sensibilità alle problematiche ambiemtali che mai ha avuto pari nella storia dell’umanità. Come testimoniano le numerose opere di rimboschimento che vedono protagoniste aree del mondo dove fino a qualche tempo fa era impensabile una qual si voglia opera di ristrutturazione e di conservazione ambientale (Cina e Zambia fra tutte). Per non parlare della corsa alle energie rinnovabili. Corsa che se pur dettata da ingentissimi interessi economici. Tesi ad accaparrarsi le risorse energetiche post –petrolifere, portano acqua al mulino della salute del nostro caro pianeta. Queste ragioni fanno sì che il mio sguardo al futuro non sia catastrofistico, ma pieno di speranza… Quindi per terminare sono convinto che non siamo sulla soglia di una nuova era glaciale, come sono altrettanto convinto che i ghiacciai resteranno come nostri silenziosi compagni sulle montagne, ancora per molti secoli a venire, così come non scompariranno né al Polo Nord né a tanto meno a quello del sud.

 

L: Interessandomi un po’ dello stato dei ghiacciai dei poli, non ho capito se questi si stanno allungando (come ho sentito recentemente), oppure si stanno ritirando senza speranza, come sembra, leggendo notizie da altre fonti?

 

T: Dai dati da satellite si è notato che alcuni ghiacciai si stanno ricompattando e si stanno ampliando, come ad esempio nell’area dell’Alaska. Altri ghiacciai risultano che hanno interrotto il loro processo di arretramento…

Si può dire che in questi ultimi due anni ed in particolare nello scorso anno, dal punto di vista glaciologico, siamo in una situazione di transizione in quanto, ci pervengono rilevazioni interessanti. Questi dati hanno portato a delle variazioni nei modelli previsionali, purtroppo contrastanti. Ed infatti le voci dal punto di vista scientifico, si dividono in grandi linee in due concetti opposti.

          Da una parte vi sono quelli che dicono che i ghiacciai sono destinati ad una veloce ed inasorabile scomparsa che porterà ad un loro totale azzeramento entro pochi anni. Ho sentito addirittura voci secondo le quali si asserisce, che entro il 2015 la banchisa polare non esiterà più…

          Da un’altra vi sono quelli che dicono che i ghiacciai stanno aumentando in modo notevole e secondo alcuni, vi sono delle formazioni glaciali, che nel giro di poco tempo hanno così recuperato il loro volume che sembrano essere ritornati ai livelli di quaranta anni fa…

La mia posizione invece è che la criosfera stia vivendo, dopo anni di enormi difficoltà dovute alle forzature atmosferiche e non solo esercitati dall’uomo, che hanno portato ad una cospiqua riduzione della volumetria glaciale, stiano vivendo un momento di transizione molto delicata. Testimoniata dal fatto che in alcune aree stanno innegabilmente aumentando, mentre in altre gli stati di difficoltà sono molto evidenti. A questa “stagione” difficile dei ghiacciai l’uomo non può assistere come muto spettatore, ma può dare il suo contributo operando delle scelte ambientali coraggiose.

Lorenza Taiti