GIOVANI RICERCATORI: pagati male, ma amanti del loro lavoro

     La ricerca in Italia soffre di diverse malattie, tra queste senza dubbio è l’abbandono ormai da anni  di politiche serie ed incisive da parte dello stato. L’esistenza del fenomeno del “baronismo” all’interno delle strutture di ricerca, ed essendo già un annoso problema, invece di essere bloccato sta dilagando all’interno della struttura universitaria.

    Per chi ha la “fortuna” di entrare a lavorare all’interno dell’università purtroppo gli aspettano soltanto contratti a termine con orari di lavoro davvero estenuanti, ma con una retribuzione bassa. E non è tutto, in quanto la possibilità di carriera è davvero flebile se non nulla e questa situazione di precarietà purtroppo tende a perdurare per numerosi anni.

     Le retribuzioni partono da meno di 1000€ e solo chi è fortunato raggiunge le fatidiche 1000€. E questo fa sì che i giovani assunti si trovino preclusi nella loro realizzazione extra-lavorativa. Per cui la possibilità negata per molti giovani di avere una famiglia a causa dell’insicurezza economica e la paura di mettere al mondo dei figli fanno sì che in essi si crei un forte senso di frostrazione, ma d’altro canto i nostri giovani ricercatori sono da apprezzare moltissimo perché, da un sondaggio risulta che nonostante la presenza degli orari lavorativi estenuanti e di una retribuzione bassa con poche prospettive di un miglioramento futuro, non rinuncerebbero mai alla scelta fatta per amore del sapere. Ma questo non deve rappresentare un alibi per la classe dirigente che anzi, dovrebbe iniziare da qui ad operare nuove politiche per la riqualificazione degli stipendi, delle tipologie di contratti e di tutto quello che concerne la possibilità di fare carriera così da ottenere il duplice risultato: il primo è quello di un il trattamento economico migliore per i nostri ricercatori e dall’altra  la possibilità di far svolgere loro una carriera così da uscire dalla situazione di stagnazione odierna.

   Per molti analisti l’università necessità di un rinnovo generazionale, ma per altri non è necessario un cambio in tal senso, ma bensì il creare la possibilità di nuovi spazi ed un maggiore confronto tra le esigenze degli uni e quelle degli altri, è inoltre auspicabile un maggior scambio di notizie, di esperienze insomma non più una scienza in mano a pochi che si basa sull’utilizzo-sfruttamento di molta manovalanza, ma un mondo universitario più aperto al confronto tra le sue componenti interne.

Lorenza Taiti

Teoria atomica di Dalton

La prima teoria atomica, con basi scientifiche formulata, è stata quella di Dalton nel 1808. Possiamo riassumerla nel seguente modo: 1)Le particelle sono costituite da particelle indivisibili chiamate, atomi. 2)Atomi dello stesso elemento hanno sia la massa uguale che le loro proprietà; mentre atomi diversi hanno sia la massa differente che le loro proprietà. 3) Gli atomi sono indistruttibili e mantengono la loro individualità durante le reazioni chimiche. 4)Atomi differenti si combinano tra loro secondo numeri interi e piccoli per formare i composti.

Avendola sintetizzata a sufficienza posso pensare e credere che non ha bisogno di spiegazioni, ma cercare di raccontare quali effetti ebbe nel mondo scientifico. Prima di tutto, con questa teoria anche la legge di Lavoisier era ben interpretata; infatti, se la materia è composta da corpuscoli indivisibili si ha di conseguenza questo: la massa dei reagenti è uguale alla massa dei prodotti.

Inoltre, questa teoria atomica stimolò molti nuovi interrogativi riguardanti la materia e da qui iniziarono nuovi esperimenti e speculazioni sull’argomento della determinazione delle masse atomiche. Iniziando a lavorare per determinare le formule composte da atomi diversi. I dati delle analisi vigenti in quel periodo riuscivano soltanto a stabilire le percentuali in massa di un elemento presente nel composto e per essere più chiari, si poteva misurare le parti in peso con cui gli elementi si combinavano con una determinata quantità in peso di un altro elemento.

Lorenza Taiti

La stechiometria

La chimica ha una parte teorica e una parte che contiene le misurazioni e le leggi stechiometriche dei composti, i calcoli e i metodi di bilanciamento. Molti definiscono la stechiometria la matematica della chimica. Quindi ha una suddivisione tra parte teoria e parte matematica, come tutte le scienze sperimentali.

Colui che compose le prime leggi stechiometriche fu Dalton, con la scoperta dell’atomo nel 1808. Le leggi stechiometriche formulate da Dalton furono queste: Parte a):Gli atomi sono indistruttibili e mantengono la loro individualità durante le reazioni chimiche. Parte b): Atomi di elementi diversi si combinano tra loro secondo numeri interi e piccoli per formare i composti.

Queste furono le prime leggi stechiometriche per quanto riguarda le reazioni chimiche. Da queste affermazioni la chimica ha fatto davvero una lunga strada.

Quindi possiamo affermare che la nascita della Stechiometria è avvenuta nel 1808 nella formulazione della teoria atomica di Dalton e sulle reazioni chimiche.

L’argomento verrà affrontato meglio quando spiegerò la Teria Atomica di Dalton.

Lorenza Taiti

Gli Elementi

Gli elementi presenti nella tavola periodica sono oltre 113, ma quelli presenti in natura sono soltanto 90, la loro distribuzione è molto variegata nell’ambito dell’atmosfera e all’interno del Pianeta Terra. Analizzando solo alcuni possiamo affermare che gli elementi l’ossigeno, silicio, alluminio, ferro, calcio, magnesio, sodio, potassio, titanio e idrogeno corrispondono al 99,5% del peso. Questa analisi è arrivata fino alla profondità di circa 16 km interni alla Crosta Terrestre.

Dopo aver analizzato i 10 elementi più abbondanti del nostro Pianeta bisogna considerare una curiosità e cioè l’Argento, il Mercurio, lo Iodio anche se non presenti nell’elenco dei più abbondanti, ma possiamo affermare che non vengono considerati rari perchè sono concentrati in giacimenti, quindi facili da ottenere, mentre il Titanio elemento che appartiene ai dieci atomi più abbondanti nel nostro Pianeta vengono considerati rari, in quanto difficile da estrarre. Infatti, il Titanio si trova disperso nelle rocce.

Per gli amanti delle statistiche, si può affermare, che l’elemento più presente nel nostro Pianeta è l’Ossigeno con il 47%, seguito dal Silicio con il 26% e di seguito tutti gli altri.

Ma cosa sono gli Elementi? Gli elementi sono atomi i quali li scopriremo andando avanti nel nostro viaggio nel mondo della scienza.

Prima voglio ricordare, che i nomi dati agli atomi, provengono dal Latino, come ad esempio l’oro sarà chiamato Aurum e la sua abbreviazione è Au. Così è uguale per tutti gli altri atomi.

Lorenza Taiti

Scienza e tecnologia: differenze

Ho deciso di affrontare l’argomento che riguarda la differenza tra la scienza e la tecnologia in quanto parlando con molte persone mi sono resa conto che c’è  confusione su questo argomento.

La scienza e di conseguenza chi si occupa di questa branca del sapere, si imbatte sempre su nuovi argomenti e nuove frontiere da conoscere e renderle note.

La tecnologia e quindi l’ingegreria, sono coloro che immagazzinano le nozioni rese note dalla scienza e cercano di capire come utilizzarle.

Di solito, si sente anche affermare che la scienza e la tecnologia sono saperi inscindibili, ma per coloro che si occupano di scienza sanno che non è così; infatti coloro che studiano ad esempio la fisica e la chimica sonno che le tre leggi fondamentali su cui si regge il sapere scientifico, sono le leggi galileiane sul moto e sulla gravitazione, non c’è stato bisogno di ingegreri; infatti sono serviti un piano inclinato e due sassolini ben levigati. Per quanto riguarda la genetica ricordiamo che Mendel piantò delle piantine della stessa specie, ma con fiori di colori diversi. Se non ricordo male le piantine furono quelle di fagioli. Anche in questo caso l’ingegneria non è servita per la formulazione della prima legge scientifica e alla base della genetica.

Infatti possiamo affermare che la scienza può vivere senza tecnologia, ma il contrario serebbe praticamente impossibile. Chi lavora all’interno dei laboratori sa bene che lo scienziato deve essere in grado anche di costruirsi alcune strumentazioni che servono per andare avanti in quella determinata ricerca, in quanto le conoscenze note fino a quel momento non riescono a far costruire le strumentazioni necessarie, allora il ricercatore deve essere in grado anche di fare tecnologia.

Con ciò non voglio affermare che la tecnologia non serve e chi si occupa di questa branca del sapere non serve, lungi da me questa idea, ma ho voluto soltanto spiegare la differenza tra la scienza e la tecnologia.

La prima serve per rendere noto le leggi e i materiali. La seconda basa le sue fondamenta sulle conoscenze sulla prima e la utilizza.

Un esempio lampante: Enrico Fermi ha scoperto l’energia atomica, mentre sono stati gli ingegneri coloro che hanno usato questa scoperta per costruire la bomba atomica. Quindi quando si parla di scienza dobbiamo essere in grado di distinguerla dalla tecnologia.

Lorenza Taiti